Posts Tagged ‘sacconi

05
Feb
09

flop flop flop …niente euri nella social card

posteIn fila alla cassa del supermercato. E, al momento di pagare, arriva la beffa. Quando la “Carta acquisti” viene consegnata alla cassiera e viene digitato il codice appare un messaggio che non lascia speranze: “Disponibilità insufficiente”. Un’umiliazione immeritata per molti che avevano sperato nei pochi spiccioli della social card.

La Carta acquisti sembra essere partita con il piede sbagliato. La consegna è cominciata con un ritardo di tre mesi rispetto alla data prefissata dal ministero dell’Economia (ottobre 2008), solo un terzo delle tessere distribuite è funzionante, negli uffici postali si registra una totale confusione che sta allungando terribilmente i tempi di consegna.

Secondo Altroconsumo all’origine del caos delle tessere vuote ci sono i controlli che il Tesoro fa a posteriori sulle dichiarazioni rilasciate da chi fa richiesta. Procedura che non fa che aumentare la confusione, il disagio e lo smarrimento dei cittadini. “I controlli sull’esistenza dei requisiti per il rilascio della carta – denuncia l’associazione – andrebbero fatti prima di consegnarla al richiedente. Su questo strumento – continua Altroconsumo – avevamo manifestato fin da subito le nostre critiche, soprattutto perché sono poche le persone che ne possono beneficiarne e per il costo per lo Stato, che va ben al di là di quel che finisce nelle tasche dei cittadini”.

Ma a che cosa serve la social card, chi ne ha diritto e quanto costa allo Stato? Vediamo di capirne di più.

Che cos’è la social card? E’ una tesserina magnetica prepagata che può essere utilizzata per pagare le bollette di luce e gas e per fare la spesa in tutti i negozi alimentari abilitati al circuito Mastercard. I negozi che espongono il logo della Carta Acquisti, inoltre, danno sconti aggiuntivi alle normali promozioni. La principale differenza rispetto alle altre carte di pagamento elettronico normalmente diffuse è che con la social card le spese sono addebitate e saldate direttamente dallo Stato, invece che al titolare della tessera. Come si richiede La carta si ritira negli uffici postali abilitati, circa 9mila in tutta Italia. Il modulo di richiesta può essere scaricato direttamente dal sito internet del ministero dell’Economia e deve essere compilato in tutte le sue parti. Nella generalità dei casi gli operatori degli uffici postali consegnano subito una carta acquisti. In caso contrario, il cittadino potrà scegliere se passare a ritirarla successivamente nello stesso ufficio o se farsela recapitare a casa. La carta è utilizzabile già dal secondo giorno lavorativo successivo alla consegna. Quanto vale La carta acquisti vale 40 euro al mese. Poiché la partenza era prevista per ottobre, per le domande fatte prima del 31 dicembre la carta è caricata dal ministero dell’Economia con 120 euro, relativi ai mesi di ottobre novembre e dicembre 2008. Successivamente nel corso del 2009, la carta sarà caricata ogni due mesi con 80 euro sulla base degli stanziamenti via via disponibili.

Chi ne ha diritto? I beneficiari sono gli over 65 enni e le famiglie con bambini con meno di 3 anni. Per i pensionati il provvedimento vale per chi singolarmente guadagna al massimo 6mila euro (8mila per gli over 70), considerando tra questi tutti i redditi, anche quelli assistenziali che generalmente non sono considerati ai fini fiscali.

Ma attenzione, l’Isee (il documento che certifica la situazione reddituale della famiglia) prodotto dalla famiglia di cui si fa parte deve essere di 6mila euro. Si tratta quindi di famiglie in cui due pensionati guadagnano complessivamente al massimo 723 euro netti al mese, che diventano ben 923 euro se hanno un figlio a loro carico. Ma la persona deve possedere al massimo una casa, che per non modificare l’Isee deve essere entro i 51mila euro di valore catastale, un conto corrente con al massimo 15mila euro di risparmi e un’auto.

Ma attenzione, se la famiglia possiede un box, perde il diritto alla social card. «Ammesso e non concesso – spiega Altroconsumo – che con la categoria catastale C7 (tettoie), il ministero intendesse la C6, ovvero quella tipica dei box, comunque non capiamo la precisazione, visto che si tratta sempre di immobili a uso non abitativo». Le famiglie con un bambini con meno di 3 anni, che possono beneficiare di una ricarica della social card per ogni figlio, non se la passano comunque meglio. Non c’è più il limite di reddito personale di 6mila euro, ma per ottenere la social card una famiglia di quattro persone non deve guadagnare più di1.131 euro netti al mese totali. Ovviamente se si ha ancora un mutuo da pagare o si è in affitto i redditi netti riescono a essere un po’ più alti grazie al valore Isee che si abbassa.

social_card Quante carte sono state distribuite finora? Secondo il governo gli italiani che hanno diritto alla social card sono complessivamente 1,3 milioni. I dati dell’Inps parlano di poco più di 580 mila carte distribuite, di cui solo 423mila attivate. In pratica quelle funzionanti sono appena un terzo rispetto al totale previsto dal governo. E circa il 27% delle tessere distribuite sono ancora senza soldi, poiché l’accertamento dei requisiti di chi la richiede viene fatto dall’Amministrazione a posteriori: la carta intanto viene consegnata sulla base di un’autocertificazione e poi si verifica se chi l’ha richiesta ne ha veramente diritto. Il costo per lo Stato? Secondo il ministero dell’Economia la social card, a regime, costerà allo Stato 450 milioni di euro annui. Quindi, poiché a dicembre 2008 è stata data la prima tranche di 120 euro, i conti sono presto fatti: il costo di ottobre, novembre e dicembre 2008 ammonta a 156 milioni di euro. Quindi, entro dicembre 2009 il governo stima di spendere 606 milioni di euro per la social card. Che sono coperti da stanziamenti dello Stato ancora in fase di discussione per 650 milioni, da 200 milioni già donati da Eni e dai 50 milioni donati da Enel. Questi ultimi due soggetti in realtà daranno la possibilità allo Stato di recuperare parte degli investimenti grazie a quello che i consumatori spenderanno con la social card per pagare le bollette di luce e gas, sulle quali l’incidenza dell’Iva e delle accise è decisamente elevata.

Ma la social card non è a costo zero per lo Stato, infatti, oltre a quello che finisce nelle tasche dei pochi italiani che rientrano tra i meritevoli di aiuto, ci sono i costi relativi allo strumento stesso. «Parliamo dei costi di produzione della tessera, di circuito, di pagamento e di ricarica – spiegano gli esperti di Altroconsumo – La produzione fisica della tessera costa circa 50 centesimi a pezzo (costo fornito dagli emittenti), quindi già 650 mila euro sono stati spesi finora. Il circuito di pagamento chiede una percentuale all’esercente, che in media è circa del 2% del pagamento stesso. Quindi, auspicando una compartecipazione dell’esercente alla spesa, arriviamo, a essere ottimisti, ad altri 6 milioni di spesa statale. Per quanto riguarda la ricarica, le commissioni normalmente applicate dalle Poste non sono certo esigue perché ammontano a 1 euro a ricarica. Quindi per ogni carta sono 6 euro annui che lo Stato dovrebbe pagare: in ogni caso, applicando ad esempio un costo di 10 centesimi a ricarica, lo Stato comunque versa a Poste italiane circa 800 mila euro in un anno».

Tirando le somme, senza considerare i costi delle lettere inviate agli italiani (ancora una volte le Poste ringraziano), circa 7,5 milioni di euro si perdono lungo il tragitto che porta i 40 euro al mese nelle tasche delle famiglie. Ci chiediamo se non fosse meglio un trasferimento diretto, tramite pensione o busta paga.

Fonte: Altroconsumo

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26
Dic
08

Per salvare il lavoro dalla crisi basta regalare 10 giorni

foto-operaioPiace, sia di qua che di là. Ai politici e anche ai sindacati. Ultima apertura (in ordine di tempo) quella della Cgil; e così Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro, fa subito sapere che la proposta – suggerita dal modello tedesco – «lavorare anche meno, pur di lavorare tutti» è anche la sintesi del piano del governo per salvare i posti di lavoro messi a rischio dalla crisi. E anche dall’opposizione arriva il plauso per questa proposta.

Sacconi sintetizza: «A differenza della Germania noi abbiamo già un robusto sistema di ammortizzatori sociali che ci consente di spalmare un minor carico di lavoro su più persone. Questa è la funzione della cassa integrazione a rotazione e non a zero ore, e della stessa cassa integrazione ordinaria». Sacconi inoltre conferma che il piano prevederebbe che una persona potrebbe lavorare quattro giorni e gli altri due restare in cassa integrazione, e spiega: «Sì,  si può andare in cassa integrazione per una parte della settimana e lavorare per la restante. Ma penso anche ai contratti di solidarietà». Questo «vuole dire anche -continua Sacconi- meno salario ma non dimentichiamoci che ci sarà l’integrazione del sostegno al reddito. Alla fine la perdita sarà minima». Chi non è d’accordo sembrano essere gli industriali del nord-est attraverso le parole di Andrea Tomat: «Altro che lavorare meno: questo è il momento di lavorare di più, e magari anche gratis per qualche giorno da regalare al Paese». La ricetta di Andrea Tomat, presidente della Fondazione Nordest e fra pochi giorni al vertice di Confindustria, è diversa da quella proposta dal governo e dal ministro Sacconi. Tomat invita a investire e non a frenare, ritenendo quindi più utile aumentare la produzione «lavorando dieci giorni in più per risanare i conti del Paese. E dunque, «se qualcuno pensa di lavorare meno a parità di stipendio, è fuori dalla realtà».Tomat ritiene che la crisi «sarà brutta» ma la reazione c’è già stata e ciò porta a credere «che non avrà effetti catastrofici».
Il prossimo presidente degli industriali del Veneto consiglia ai politici «di farsi sentire di più» mentre annuncia che gli imprenditori «tireranno fuori i denti».

Chissà cosa ne penserà l’ex socialista e  attuale ministro del lavoro Maurizio Sacconi, che incassa il placet della Cgil e soprattutto di Paolo Ferrero (segretario di Rifondazione) e non quello – all’unisono – del partito di Emma Marcegaglia (B.A)




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