Archive for the 'Politica' Category

08
Giu
09

Le europee fanno grandi Lega e Idv, schiavi Pd e Pdl

Puntata speciale con le news di “Non le mando a dire… le dico su Antenna”, dedicata alle elezioni europee: dati, analisi e commenti del voto.

Clicca sul tasto play per riascoltarle.

elezioniPdl deluso, boom della Lega. Pd  ostaggio dell’Idv
Il Pdl si ferma al 35% ma la Lega Nord aumenta. Il Pd in calo, Di Pietro in aumento. Passo in avanti per l’Udc. Centrodestra primo partito in Marche e Umbria.

noemi_silvioL’analisi del politologo: “Ha influito il caso Noemi”
Il politologo Alessandro Campi: “Sulla vicenda Noemi il Pdl ha scontato qualcosa. Il 35% deludente rispet­to alle attese che il premier aveva suscitato”.

Silvio_berlusconiI motivi della debacle del Pdl
Intercettazioni e giustizia, allarme per il voto dei cattolici: tra i credenti perso il 20% in un mese. Crisi di immagine. E il premier ora teme uno choc sul G8.

dipietro01Di Pietro presenta il conto al Pd
L’Idv, forte del successo elettorale, è pronto a dialogare con il Pd per costruire un’alternativa a Berlusconi, ma intende farlo nel rispetto reciproco.

votami-su-oknotizie

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05
Feb
09

flop flop flop …niente euri nella social card

posteIn fila alla cassa del supermercato. E, al momento di pagare, arriva la beffa. Quando la “Carta acquisti” viene consegnata alla cassiera e viene digitato il codice appare un messaggio che non lascia speranze: “Disponibilità insufficiente”. Un’umiliazione immeritata per molti che avevano sperato nei pochi spiccioli della social card.

La Carta acquisti sembra essere partita con il piede sbagliato. La consegna è cominciata con un ritardo di tre mesi rispetto alla data prefissata dal ministero dell’Economia (ottobre 2008), solo un terzo delle tessere distribuite è funzionante, negli uffici postali si registra una totale confusione che sta allungando terribilmente i tempi di consegna.

Secondo Altroconsumo all’origine del caos delle tessere vuote ci sono i controlli che il Tesoro fa a posteriori sulle dichiarazioni rilasciate da chi fa richiesta. Procedura che non fa che aumentare la confusione, il disagio e lo smarrimento dei cittadini. “I controlli sull’esistenza dei requisiti per il rilascio della carta – denuncia l’associazione – andrebbero fatti prima di consegnarla al richiedente. Su questo strumento – continua Altroconsumo – avevamo manifestato fin da subito le nostre critiche, soprattutto perché sono poche le persone che ne possono beneficiarne e per il costo per lo Stato, che va ben al di là di quel che finisce nelle tasche dei cittadini”.

Ma a che cosa serve la social card, chi ne ha diritto e quanto costa allo Stato? Vediamo di capirne di più.

Che cos’è la social card? E’ una tesserina magnetica prepagata che può essere utilizzata per pagare le bollette di luce e gas e per fare la spesa in tutti i negozi alimentari abilitati al circuito Mastercard. I negozi che espongono il logo della Carta Acquisti, inoltre, danno sconti aggiuntivi alle normali promozioni. La principale differenza rispetto alle altre carte di pagamento elettronico normalmente diffuse è che con la social card le spese sono addebitate e saldate direttamente dallo Stato, invece che al titolare della tessera. Come si richiede La carta si ritira negli uffici postali abilitati, circa 9mila in tutta Italia. Il modulo di richiesta può essere scaricato direttamente dal sito internet del ministero dell’Economia e deve essere compilato in tutte le sue parti. Nella generalità dei casi gli operatori degli uffici postali consegnano subito una carta acquisti. In caso contrario, il cittadino potrà scegliere se passare a ritirarla successivamente nello stesso ufficio o se farsela recapitare a casa. La carta è utilizzabile già dal secondo giorno lavorativo successivo alla consegna. Quanto vale La carta acquisti vale 40 euro al mese. Poiché la partenza era prevista per ottobre, per le domande fatte prima del 31 dicembre la carta è caricata dal ministero dell’Economia con 120 euro, relativi ai mesi di ottobre novembre e dicembre 2008. Successivamente nel corso del 2009, la carta sarà caricata ogni due mesi con 80 euro sulla base degli stanziamenti via via disponibili.

Chi ne ha diritto? I beneficiari sono gli over 65 enni e le famiglie con bambini con meno di 3 anni. Per i pensionati il provvedimento vale per chi singolarmente guadagna al massimo 6mila euro (8mila per gli over 70), considerando tra questi tutti i redditi, anche quelli assistenziali che generalmente non sono considerati ai fini fiscali.

Ma attenzione, l’Isee (il documento che certifica la situazione reddituale della famiglia) prodotto dalla famiglia di cui si fa parte deve essere di 6mila euro. Si tratta quindi di famiglie in cui due pensionati guadagnano complessivamente al massimo 723 euro netti al mese, che diventano ben 923 euro se hanno un figlio a loro carico. Ma la persona deve possedere al massimo una casa, che per non modificare l’Isee deve essere entro i 51mila euro di valore catastale, un conto corrente con al massimo 15mila euro di risparmi e un’auto.

Ma attenzione, se la famiglia possiede un box, perde il diritto alla social card. «Ammesso e non concesso – spiega Altroconsumo – che con la categoria catastale C7 (tettoie), il ministero intendesse la C6, ovvero quella tipica dei box, comunque non capiamo la precisazione, visto che si tratta sempre di immobili a uso non abitativo». Le famiglie con un bambini con meno di 3 anni, che possono beneficiare di una ricarica della social card per ogni figlio, non se la passano comunque meglio. Non c’è più il limite di reddito personale di 6mila euro, ma per ottenere la social card una famiglia di quattro persone non deve guadagnare più di1.131 euro netti al mese totali. Ovviamente se si ha ancora un mutuo da pagare o si è in affitto i redditi netti riescono a essere un po’ più alti grazie al valore Isee che si abbassa.

social_card Quante carte sono state distribuite finora? Secondo il governo gli italiani che hanno diritto alla social card sono complessivamente 1,3 milioni. I dati dell’Inps parlano di poco più di 580 mila carte distribuite, di cui solo 423mila attivate. In pratica quelle funzionanti sono appena un terzo rispetto al totale previsto dal governo. E circa il 27% delle tessere distribuite sono ancora senza soldi, poiché l’accertamento dei requisiti di chi la richiede viene fatto dall’Amministrazione a posteriori: la carta intanto viene consegnata sulla base di un’autocertificazione e poi si verifica se chi l’ha richiesta ne ha veramente diritto. Il costo per lo Stato? Secondo il ministero dell’Economia la social card, a regime, costerà allo Stato 450 milioni di euro annui. Quindi, poiché a dicembre 2008 è stata data la prima tranche di 120 euro, i conti sono presto fatti: il costo di ottobre, novembre e dicembre 2008 ammonta a 156 milioni di euro. Quindi, entro dicembre 2009 il governo stima di spendere 606 milioni di euro per la social card. Che sono coperti da stanziamenti dello Stato ancora in fase di discussione per 650 milioni, da 200 milioni già donati da Eni e dai 50 milioni donati da Enel. Questi ultimi due soggetti in realtà daranno la possibilità allo Stato di recuperare parte degli investimenti grazie a quello che i consumatori spenderanno con la social card per pagare le bollette di luce e gas, sulle quali l’incidenza dell’Iva e delle accise è decisamente elevata.

Ma la social card non è a costo zero per lo Stato, infatti, oltre a quello che finisce nelle tasche dei pochi italiani che rientrano tra i meritevoli di aiuto, ci sono i costi relativi allo strumento stesso. «Parliamo dei costi di produzione della tessera, di circuito, di pagamento e di ricarica – spiegano gli esperti di Altroconsumo – La produzione fisica della tessera costa circa 50 centesimi a pezzo (costo fornito dagli emittenti), quindi già 650 mila euro sono stati spesi finora. Il circuito di pagamento chiede una percentuale all’esercente, che in media è circa del 2% del pagamento stesso. Quindi, auspicando una compartecipazione dell’esercente alla spesa, arriviamo, a essere ottimisti, ad altri 6 milioni di spesa statale. Per quanto riguarda la ricarica, le commissioni normalmente applicate dalle Poste non sono certo esigue perché ammontano a 1 euro a ricarica. Quindi per ogni carta sono 6 euro annui che lo Stato dovrebbe pagare: in ogni caso, applicando ad esempio un costo di 10 centesimi a ricarica, lo Stato comunque versa a Poste italiane circa 800 mila euro in un anno».

Tirando le somme, senza considerare i costi delle lettere inviate agli italiani (ancora una volte le Poste ringraziano), circa 7,5 milioni di euro si perdono lungo il tragitto che porta i 40 euro al mese nelle tasche delle famiglie. Ci chiediamo se non fosse meglio un trasferimento diretto, tramite pensione o busta paga.

Fonte: Altroconsumo

22
Gen
09

il sistema stradale ci costa 2 punti e mezzo del pil!!!

incidente_stradale

Ancora troppi morti sulle strade italiane. Che ci mettono all’undicesimo posto in Europa per sicurezza stradale, con un costo per lo Stato, per le famiglie e le imprese di 31.137 milioni di euro l’anno, pari al 2,4% del Pil. Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, nel corso dell’audizione alla Commissione Trasporti della Camera, nell’ambito dell’indagine conoscitiva in materia di sicurezza nella circolazione stradale. Occorrono, sottolinea il ministro, norme più rigorose, più controlli, l’adozione del Piano per la sicurezza stradale in collaborazione con Regioni, Province e Comuni.

Il ministro ha chiesto al Parlamento una delega di ampio respiro per l’armonizzazione delle norme comportamentali e del sistema sanzionatorio della circolazione stradale. Necessario anche aggiornare il Piano per la sicurezza stradale, rivedendone i meccanismi, puntando su progetti strategici. Rafforzamento, poi, le sedi di coordinamento e confronto per accelerare la messa a apunto delle soluzioni più efficaci. Indispensabile il monitoraggio degli interventi e dei risultati conseguiti. Educazione stradale, poi, a scuola, per radicare la cultura della sicurezza nei ragazzi. Nel breve periodo, poi, sempre puntando al dimezzamento delle vittime della strada entro il 2010, incremento dei controlli, rendendoli più specifici e capillari, mettendo sotto l’obiettivo la guida sotto effetto di alcolici e stupefacenti. Previsto anche un riesame del recupero dei punti della patente, che ora avviene in maniera «troppo facile» e semplicistica, dice il ministro, una sorta di «presa in giro».

482f69ed8e7c1_normalPrimo fattore di miglioramento della sicurezza stradale è stata l’introduzione della patente a punti, ha sottolineato il ministro. Secondo fattore, l’aumento dei controlli. Nel 2007, ha ricordato il ministro, sono state registrate 5.131 morti sulle strade, con oltre 325mila feriti. Un bilancio che segnala l’uso della macchina, come di gran lunga più pericoloso dell’utilizzo di navi, aerei e treni, che nel complesso non rappresentano neanche l’1% dei decessi avvenuti in incidenti stradali.
Dal 2003, comunque, l’Italia «sta riducendo il numero degli incidenti stradali, recuperando posizioni in Europa», ma il numero di morti e feriti «rimane sempre alto», ha sottolineato Matteoli.

Il sistema stradale, ha sottolineato Matteoli, non è adeguato ai volumi di traffico, che cresce in maniera inversamente proporzionale rispetto a quelli che sono gli sviluppi delle infrastrutture italiane. Matteoli ha sottolineato che ci sono 850 veicoli per ogni mille abitanti, mentre le infrastrutture del Paese sono cresciute solamente di pochi punti percentuali. La regolamentazione del traffico, poi, è migliorabile, visto che manca spesso di organicità. Troppe volte, inoltre, si fa un uso strumentale dei limiti di velocità solo per fare cassa nei municipi. E la città rappresenta uno dei più pericolosi punti per l’incidentalità, visto che ben 2.269 morti sono avvenute proprio su strade urbane.

Il pericolo, poi, corre anche sulle due ruote: nel 2007 sono morte ben 1.540 persone, con 90mila feriti, per lo più nelle aree urbane. Le vittime della mobilità, pedoni e ciclisti, sono stati 979, con 35.060 feriti.(B.A)

20
Gen
09

Un anno da paura e le bugie di Tremonti

tremontiNon si tornerà indietro di soli due anni, come sostenuto qualche giorno fa da Giulio Tremonti. La recessione rischia di portare l’Italia indietro di quasi un decennio. Almeno dal punto di vista dell’occupazione il calo del prodotto interno lordo di almeno due punti percentuali rischia di far tornare il paese al 2001. Secondo le previsioni pubblicate da Eurostat, infatti, in Italia si dovrebbe passare dal 6,7% (stima) del 2008 all’8,2% dell’anno appena iniziato ed all’8,7% nel 2010 a politiche immutate. Otto anni fa circa la percentuale dei senza lavoro oscillata intorno al 7,9%. «Le previsioni della Ue confermano la profondità della recessione in corso. Invece di continuare a minimizzare le difficoltà, il Governo ed il ministro dell’Economia dovrebbero incominciare a prenderne atto e correggere una politica economica alimentata da logiche elettorali di breve periodo» ha affermato Stefano Fassina, consigliere economico del governo ombra del Pd. «È stato sbagliato completare l’abolizione dell’Ici, è stato sbagliato sperperare 4 miliardi per Alitalia, è stato sbagliato promuovere gli straordinari in un periodo di cassa integrazione esplosiva, è stato sbagliato eliminare le barriere all’evasione fiscale. Complessivamente – sostiene – il governo ha sprecato quasi Pil,un punto di Pil, 15 miliardi di euro, per il 2009, che avrebbe dovuto utilizzare, come insiste da giugno il Pd, per dare un’indennità di disoccupazione ai precari che perdono il lavoro, per sostenere i redditi da lavoro e da pensione, per garantire l’accesso al credito alle imprese, in particolare le micro e piccole imprese, per allentare il Patto di Stabilità Interno per i Comuni al fine di consentire loro di non bloccare la spesa in conto capitale. In sintesi, per sostenere la domanda effettiva e, quindi, il Pil, unica via per evitare il peggioramento della finanza pubblica». Nella pagina dedicata all’Italia si parla poi di «un aumento significativo», ma anche di un colpo di freno «all’incremento del costo del lavoro unitario, dopo la forte accelerazione registrata nel 2008». Il che tuttavia, secondo gli economisti della commissione Europea, «non migliorerà la competitività del paese visti gli attesi sviluppi dei tassi di cambio non propriamente favorevoli». I dati delle previsioni Ue sono preoccupanti e aggravati dalla sottovalutazione che ne ha fatto il governo. Lo afferma l’ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano (Pd), ora vice ministro del governo ombra. «I dati della Ue – afferma – evidenziano una situazione italiana preoccupante e negativa sia per quanto riguarda l’equilibrio dei conti sia per quanto attiene l’aumento della disoccupazione. Il governo a parole descrive risultati mirabolanti ma la realtà va in una diversa direzione. Gli effetti sono aggravati dalle sottovalutazioni del ministro dell’Economia». E per Bersani quella della Ue è «una sonora bocciatura della linea Tremonti. Ieri ho sentito il ministro Tremonti parlare di otto miliardi. Vorrei che qualcuno gli chiedesse dove sono questi otto miliardi, perchè per l’anno prossimo non ci sono otto miliardi. Sarà meglio trovarli».(L’Unità)

14
Gen
09

Pd-Mpa: io vorrei, non vorrei, ma se vuoi…

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Si è riunita nel pomeriggio di lunedì, presso l’Hotel Jolly di Palermo, la tanto attesa Direzione regionale del Partito Democratico.

Ad aprire l’incontro la relazione del segretario regionale Francantonio Genovese che punta il dito, dalla prima all’ultima parola, verso il gruppo parlamentare del PD e le sue performance in Aula. Genovese ha elencato una serie di “no”: no ad “alleanze statiche” con il governo della Regione, «né consociativismi occasionali, né geometrie variabili». Ed ha illustrato la sua ricetta: «Convergenze su programmi concisi centrati su un principio di base: rivalutare l’immagine della Sicilia, migliorare la produttività del suo sistema economico, innalzare i parametri dell’infrastrutturazione, creare capitale umano e sociale».

Poi l’affondo: «Abbiamo l’esigenza – ha detto Genovese – di discutere senza reticenze, ma anche di procedere senza furbizie. Non bisogna superare la sottile linea di confine tra la collaborazione in nome del riformismo e l’inciucio sottobanco».

Ignoti nella forma, i destinatari della riprovazione, ma facilmente individuabili. Genovese ce l’ha con la conduzione del gruppo parlamentare al quale rimprovera, appunto, l’inciucio.

I voti favorevoli ad alcuni disegni di legge del governo, dunque, non sono stati il risultato di una valutazione politica sulla bontà delle proposte, né un diligente tentativo di approfittare delle divisioni del centrodestra per fare prevalere scelte dello stesso PD, ma accordi sottobanco.

Perciò sul rapporto col governo di Lombardo secondo Genovese «é necessario dire parole chiare senza sottintesi, ammiccamenti, messaggi trasversali».

La reazione irritata del Presidente del Gruppo parlamentare PD Antonello Cracolici non si è fatta attendere: «In tutti questi mesi il gruppo del Pd all’Ars non ha mai fatto da stampella al governo Lombardo: abbiamo sempre e solo lavorato su nostre proposte, che sono state votate in parlamento».

«Credo – ha sostenuto ancora Cracolici – che questo sia il ruolo dell’opposizione ed è inaccettabile che qualcuno abbia interpretato tutto questo facendolo passare per consociativismi o inciuci».

Ogni provincia è una polveriera con lotte intestine tra gli esponenti centristi da una parte e gli ex Ds dall’altra. Con questi toni, con queste accuse pesantissime, il futuro del Pd siciliano (non molto distante da quello nazionale) è fortemente a rischio. Bisogna mettere ordine e per questo qualcuno pensa a Sergio D’Antoni alla successione di Genovese. (B.A)

08
Gen
09

Ad un passo dal referendum contro il Lodo Alfano

Un milione di firme contro il Lodo Alfano. Due furgoncini con 212 scatoloni hanno scaricato questa mattina davanti alla Cassazione le firme raccolte dall’Idv, Rifondazione comunista e Sinistra democratica che chiedono l’abolizione della legge che sospende i processi in corso nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato e che prende il nome dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano.

«Apriamo il 2009 con l’intenzione di fare una opposizione chiara e determinata a questo governo che toglie ai poveri per dare ai ricchi: il Lodo Alfano è incostituzionale perché introduce due pesi e due misure in modo tale che le quattro più alte cariche dello Stato, anche se ammazzano la madre, non vengono processate, contrariamente a quanto accadrebbe a tutti gli altri cittadini» ha detto il leader dell’Italia dei valori Antonio Di Pietro durante la consegna delle firme.

Le firme, secondo quanto riferito da fonti dell’Idv, sono state ricontrollate 7-8 volte, e almeno 850 mila sono certificate: quindi dallo scrutinio della Cassazione alcuna obbiezione sul raggiungimento del quorum delle 500 mila necessarie per andare alle urne.

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Dal punto di vista tecnico, il referendum contro il lodo Alfano potrebbe anche svolgersi nella primavera del 2010, ha quindi osservato il leader dell’Idv. «Pensiamo a un pacchetto di referendum sui quali si potrebbe andare alle urne nella primavera del 2010 e l’abolizione delle legge sul finanziamento pubblico ai partiti è uno degli obiettivi» ha detto Di Pietro annunciando la prossima iniziativa referendaria dell’Idv. Gli altri quesiti dell’Idv, ha aggiunto il senatore Elio Lannuti, saranno «senz’altro la legge sulle intercettazioni e forse la riforma Gelmini».

Dopo appena 88 giorni, dall’inizio della raccolta firme, per l’ex ministro un primo vero successo da condividere con Ferrero e Russo Spena di Rifondazione comunista. (B.A)

03
Gen
09

Isolani è bello, isolati è ingiusto

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“Isolani è bello. Isolati è ingiusto”. È questo lo slogan della protesta organizzata sabato dai sindaci di Ustica, Favignana, Pantelleria e Lipari contro i tagli disposti a partire dalla metà di gennaio dalla società di trasporti marittimi Siremar (gruppo Tirrenia) nei collegamenti da e per le isole minori della Sicilia, successivi alla procedura di infrazione della Comunità europea contro l’Italia per gli aiuti di stato alla Tirrenia e alle società controllate, e conseguente cessazione della convenzione tra Stato e Tirrenia (scaduta il 31 dicembre). I primi cittadini delle rinomate mete turistiche siciliane hanno occupato una motonave nel porto di Palermo, la “Antonello da Messina” (della Siremar), impedendone la partenza.

La protesta, a cui hanno aderito tutti gli amministratori locali delle isole, prevede l’occupazione di altri traghetti – per la festa dell’Epifania, la motonave “Filippo Lippi” – consigli comunali a bordo dei mezzi Siremar, duemila telegrammi (già inviati) indirizzati al ministro delle Infrastrutture Matteoli, centinaia di sms per gli abitanti e i villeggianti delle isole. Infine, la minaccia di uno sciopero generale e di una «marcia» su Roma, dove i sindaci potrebbero incatenarsi davanti Montecitorio. Secondo il sindaco di Ustica, Aldo Messina, i tagli peggiorano una situazione già critica, «dopo la disastrosa sospensione della linea di collegamento dell’aliscafo Napoli – Ustica – Favignana, che già dall’estate scorsa ha ridotto notevolmente le presenze turistiche sull’isola palermitana». Mentre il sindaco di Favignana, Lucio Antinoro, ha annunciato che comincerà un digiuno «che si protrarrà fino a quando non arriveranno novità positive».

Passo indietro del Sindaco di Lipari, Mariano Bruno. Domenica scorsa nel corso della riunione con il Comitato di Protesta per i tagli ai trasporti Siremar aveva annunciato che avrebbe sottoscritto un documento con il quale dichiarava di essere pronto a lasciare il Pdl. Quel documento, atteso per ieri, non solo non è arrivato ma il primo cittadino non intende proprio, neanche per minaccia, lasciare il Partito delle Libertà per protesta.Il Sindaco ha anche annunciato le decisioni adottate dal Comitato per giorno 7 : un Consiglio comunale straordinario a bordo del traghetto per Salina.

Tornando alla simbolica occupazione della motonave “Antonello da Messina” hanno partecipato, a fianco dei sindaci e dei consiglieri comunali, anche alcuni rappresentanti sindacali, che temono ripercussioni per il personale a causa del mancato rinnovo della convenzione tra lo Stato e la Tirrenia, scaduta il 31 dicembre. (B.A)




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